come nuove


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Patrizia Laquidara e Debora Petrina - foto di Luigi De Frenza
Patrizia Laquidara e Debora Petrina - foto di Luigi De Frenza Patrizia Laquidara e Debora Petrina - foto di Luigi De Frenza
"come nuove" è un lavoro in movimento.
È uno spettacolo, ma non è mai lo stesso spettacolo. E’ all’origine una raccolta di canzoni venete, ma non è solo un concerto.
Forse la definizione migliore è quella data al Festival di Mantova: è un manufatto
post-moderno, o post-antico, se si vuole.
Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma della creazione di una scena del tutto nuova, in cui si Patrizia e Debora si muovono,
parlano, suonano, cantano, giocano ricorrendo anche a testi poetici, tradizionali e di autori quali Luigi Meneghello e Enio Sartori.
La ricerca vocale di Patrizia, le cui interpretazioni si spingono verso lidi ben più lontani di quelli della terra veneta, si interseca col mondo
sonoro di Debora, che usa il piano in tutte le sue parti e mescola suggestioni jazzistiche, romantiche, avanguardistiche…
La natura non locale di questo spettacolo l’ha portato ad intraprendere viaggi inconsueti, dal MantovaMusicaFestival di cui è stato
ospite quest’anno, al MediterraNuoroFestival e al Festival Etnica di Tivoli che lo presenteranno quest’estate.

Il sodalizio fra Patrizia e Debora è nato al telefono, due anni fa. Debora era in America a registrare un disco di musica contemporanea e
Patrizia voleva portare al Festival Recanati, di cui era già vincitrice l’anno precedente e tornava ora come ospite, un oggetto molto
personale: una filastrocca che aveva imparato dalla nonna quand’era bambina.
Così, con una ninna-nanna cantata al telefono dall’Italia, ha preso l’avvio una collaborazione imprevedibile e giocosa fra due artiste
lontane per formazione ma vicine per indole.


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