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Rassegna Stampa
 

Patrizia Laquidara presenta in anteprima per R.C.A. "Funambola"

di Marco Cavalieri - 14 aprile 2007

L'appuntamento con Patrizia Laquidara negli studi di R.C.A. è fissato per il 6 aprile, in una sorta di limbo per il suo nuovo disco. L'uscita di "Funambola", infatti, è slittata al 13, ma l'artista aveva deciso di confermare le serate programmate in precedenza e quindi aveva già presentato dal vivo il disco al "The Place" di Roma ed alla "Salumeria della Musica" di Milano. Grazie alla Ponderosa, noi abbiamo l'intero lavoro in anteprima. Non male, per una piccola realtà come la nostra…
Una cosa già la sappiamo. Patrizia aveva in mente due nomi per questo disco. Alla fine la scelta è caduta su "Funambola", dal "Trattato sul funambolismo" di Philippe Petit. Parafrasando il trattato, sostiene la cantante, si può dire che "funambolismo è anche gestire i propri affetti, arrivare a fine giornata in maniera speciale… arrivare alla fine del mese senza affanni".
A parte questo, le cose da domandare a Patrizia sono tante; la nostra unica chiacchierata (che trovate ancora sul sito di Citta' Aperta, al link http://radiocittaperta.it/nuovo/elenco.php?tipo=71 ) risale ad "Indirizzo portoghese", marzo 2003. E io stavolta mi devo assolutamente ricordare di farle i complimenti, per il disco precedente, per quello nuovo che ancora sto scoprendo, per il meraviglioso brano colonna sonora del film "Manuale d'amore", per tutti i progetti che riesce a seguire e a vivere con enorme professionalità e soprattutto per il suo set all'ultimo Premio Tenco - abito rosso lungo, scalza - che mi porterò ancora a lungo nel cuore. Ma, con la testa che mi ritrovo, rischio sicuramente di scordarmi qualcosa. Se poi mi sorride, peggio ancora: va a finire che perdo il filo e mi escono le domande da network…
Giusto il tempo di annegare nelle piccole ansie che precedono sempre un incontro al quale tengo particolarmente e la porta della diretta si apre. Intuisco il volto di Patrizia dietro un enorme paio d'occhiali da sole. Tiene qualcosa abbracciato al petto… spuntano due orecchie ed un musetto a punta. E' Ricotta, la cagnolina che già avevo visto in qualche foto! Dovete sapere che Ricotta è un animale decisamente al passo coi tempi: frequenta abitualmente sale di registrazione e studi radiofonici ed è dotata addirittura di una pagina internet personale! (myspace.com/ricottina).

Direi che si può cominciare. Anche Ricotta è d'accordo e si accomoda mollemente sulle ginocchia della nostra ospite, ad altezza microfono, pronta a dire la sua.

- Allora, cara Patrizia, dove eravamo rimasti?

"Eh, ne è passato di tempo! Anche se, ad essere sincera, questo lavoro sarebbe dovuto arrivare a fine 2006… non è tutta colpa mia (ride)".

- Ma lo so, lo so. Curi anche tanti progetti paralleli, dei quali parleremo più avanti. Per riallacciare il filo, in una vecchia intervista dicevi che, se all'epoca avessi avuto più tempo per decidere e forse anche più libertà, avresti fatto scelte diverse, ad esempio sul brano da portare al Festival del 2003 o su certi suoni di "Indirizzo portoghese". Oggi, trascorsi quattro anni, pensi di aver conquistato quella libertà?

"Si. Anche perchè io vedo ogni lavoro che porto a termine come un passo avanti nel mio percorso e mai come una conquista definitiva. Ma tornando alla domanda, si, ho avuto innanzitutto la libertà di sperimentare; poi la fortuna di potermi confrontare con musicisti che hanno un background diverso dal mio, artisti che vivono in posti completamente diversi da quelli nei quali vivo io. Questo mi ha dato modo di conoscere una parte diversa di me stessa".

- Nel precedente lavoro hai potuto contare sulla collaborazione, tra gli altri, di Fausto Mesolella, Rita Marcotulli (che è stata nostra ospite la scorsa estate), Javier Girotto... Poi c'erano la preziosa scrittura di Kaballà, la grande amicizia con Mario Venuti e la supervisione di Pasquale Minieri. So che qualcuno, come Kaballà, ti ha seguito. Chi altro ti accompagna in questa nuova avventura?
- "Innanzitutto, c'è la produzione artistica di Arto Lindsay che, come sai, è un produttore al quale avevo già rivolto lo sguardo da tempo. Ecco, per me, essere riuscita a collaborare con Arto è stato un grandissimo passo. Anche perchè io avevo sempre apprezzato molto sia le cose che aveva fatto per se stesso, ma anche i lavori per Marisa Monte, Caetano Veloso ecc... E poi, tra i nuovi musicisti, ci sono Mauro Refosco, un percussionista brasiliano eccezionale, che ha suonato con David Byrne e che da tempo lavora e vive a New York; poi Ben Perowsky, Smokey Hormel alla chitarra (già con Tom Waits, Beck, n.d.r.)"

- Quindi, stavolta hai guardato un po' più all'estero...

- "Si, beh, sai io guardo sempre all'estero, ma stavolta è stato qualcosa di meno mediterraneo, meno europeo e più 'metropolitano'. Siamo andati a registrare il disco a New York, a Manhattan, e mi son trovata a confronto con musicisti che hanno un'esperienza enorme... non perchè qui non ve ne siano, anzi, ma è un bagaglio culturale totalmente diverso. E' stata anche una sorta di sfida con me stessa".

- Mi racconti come vi siete trovati con Arto?

- "E' stato incredibile, ci siamo incontrati un paio d'anni fa in un grande magazzino di Rio de Janeiro. Ricordo soprattutto un gran vociare intorno a noi! Ma, nonostante la confusione tipica di un ipermercato, lui è stato molto gentile e disponibile; ha subito ascoltato gli mp3 che avevo portato con me, poi gli ho lasciato i miei dischi, che ha sentito con calma. La prima cosa dalla quale è rimasto colpito è stata la mia voce. Da quel momento si è reso disponibile per questa produzione. Poi ci sono stati piccoli contrattempi da parte sua. Il disco, infatti, doveva essere registrato a marzo, ma alla fine lo abbiamo chiuso a settembre. C'è stato anche un momento in cui ho pensato che questa produzione non si sarebbe più conclusa. Ma Arto mi ha chiesto di aspettarlo e alla fine sono stata contenta così: sai, non sono i sei mesi che ti fanno cambiare idea su una cosa tanto importante. Poi ci siamo rivisti a Milano, prima di registrare. Lui è una persona estremamente disponibile e dotata di grandissima ironia".

- Ma vi eravate dati un appuntamento nel supermercato? No, perchè come lo hai descritto sembrava quasi un incontro casuale...

- "No, no, ci eravamo dati un preciso appuntamento! Anche perchè il Brasile è troppo grande per incontrarsi casualmente! (ride)".

- Perchè era carina e curiosa la location...

- "Ma infatti, è stato molto divertente e tutto si intonava bene con il mio spirito ed anche con il suo".

- Ecco, allora parliamo anche di questa tua passione grande per il Brasile, per la musica, la gente e la cultura di quelle Terre... Spesso citi tra le tue fonti di ispirazione il tropicalismo, il samba, facendoci intuire che esistono tante venature di quella che troppo genericamente etichettiamo come "musica brasiliana". So che è argomento complesso, ma ce ne puoi parlare e magari spiegarci perchè ne apprezzi una componente piuttosto che un'altra?

- "Mamma mia, guarda, io non credo di essere una grandissima esperta, sai? Anche perchè poi ci sono molti artisti italiani che fanno musica brasiliana. Io conosco gruppi di Bologna e Ravenna, che se ne occupano in maniera professionale. Personalmente, ho una conoscenza dovuta al fatto di aver vissuto lì per lunghi periodi e di aver ascoltato tanti, tantissimi dischi. Quindi non mi ritengo in grado di insegnare qualcosa su questo argomento. Posso solo dire che ultimamente sono affascinata dalla musica del nord-est del Brasile, quella forse meno conosciuta in Italia. Sto parlando del Forro. La definirei musica 'popolare', assomiglia quasi al nostro liscio, per intenderci. Dico liscio perché si balla alle feste, in due, abbracciati, con molta fisarmonica. E' un genere che faccio anche io dal vivo con Mirco Maistro. Ed è un genere che ho sentito molto anche a New York, perchè Mauro Refosco ha un progetto, 'Forro in the dark', che si occupa proprio di questo, anche se lui lo contamina con rumori e suoni particolari. Poi, mi piace molto il samba. A tale proposito, l'ultima volta che sono stata in Brasile, notavo proprio la gran differenza che esiste tra il samba fatto a Rio, la Bossa nova di San Paolo...".

- ... come chi, andando spesso in un Paese, finisce per cogliere i diversi accenti delle varie città, giusto?

- "Si, proprio così, come indovinare se uno viene dal nord, dal sud, da quella città piuttosto che da quell'altra... è così anche per la musica".

- Tornando a parlare di "Funambola", ho ragione nel dire che i suoni sono decisamente più "essenziali" e asciutti di "Indirizzo portoghese", anche se con trovate più complesse?

- "Si. Sai, credo che nel lavoro precedente i suoni fossero più morbidi, mentre qui si sente che c'è qualcosa di più crudo, più duro. Però, credo che nell'insieme questo disco dia un'idea di maggior compattezza, anche perchè è stato suonato dall'inizio alla fine. 'Suonato' vuol dire che appena sono arrivata a New York, io ho cominciato a cantare e loro a suonare i vari pezzi uno alla volta e le basi ritmiche sono state registrate tutte insieme. Quindi, alla settima 'take' già si poteva registrare: in questo sono musicisti straordinari, trovavano subito lo spirito della canzone ed il modo migliore di eseguirla. Una cosa mi ha stupito molto, riascoltando il cd: ci sono due pezzi scritti da me ("Pioggia senza zucchero" e "Nuove confusioni") e i musicisti non sapevano di cosa parlasse il testo, anche perchè io non ho voluto spiegarlo. Nonostante questo, alla fine hanno fatto in musica esattamente quello che il testo diceva. Vuol dire che la canzone è venuta proprio come doveva essere. Ho voluto lasciar loro moltissimo spazio e sono contenta della scelta".

- Bella questa cosa del capirsi al di là della lingua, che è poi un dono tipico degli artisti. Anche perchè voi vi siete trovati tutti insieme abbastanza casualmente, no?

- "Si, assolutamente in maniera casuale. Certo, ci eravamo scritti con Mauro, anche perchè parlo la sua lingua; però poi è stato tutto un conoscersi lì, al momento. La cosa bella è stata anche andare con loro nei locali a sentire musica live. E' straordinario come in qualunque posto di NY si trovi ottima musica, fatta con grandissima professionalità, ma allo stesso tempo accessibile a tutti".

- Mi ha colpito il testo di "Nuove confusioni"…

"E' un pezzo che ho scritto lo scorso anno, proprio quando ero lì in Brasile, vicino a Fortaleza. Nasce dall'incontro che ho avuto con un uomo straordinario, Padre Lopez, un rivoluzionario che lavora alla Riforma Agraria coi contadini di 'Sin Terra'. Il testo parte da lì, ma poi si apre ad una situazione mondiale molto più ampia".

- Anche nella traccia "Oppure no", canti "Forse diverrò rivoluzionaria / Attivista in sudamerica per la riforma agraria...": stai seguendo quello che sta facendo uno dei tuoi Miti, Gilberto Gil, per il suo Paese?

- "No, in realtà non mi occupo molto di politica. Quel che scrivo è quello che vivo in prima persona. Poi, sicuramente cerco di interessarmi il più possibile ai problemi dei Paesi nei quali vado a vivere, anche per brevi periodi. Ma tendo a non scrivere in quell'ottica perchè a parlar di certi temi si rischia sempre di essere retorici. Però questo non mi impedisce di avere idee mie; ad esempio sul fatto che molti definiscono il Sudamerica 'terzo mondo' o 'in via di sviluppo'... ma un Paese che ha una persona come Gilberto Gil a capo della cultura, credo sia un Paese straordinario. Chi è veramente il terzo mondo?".

- Per "Funambola", dicevamo, hai mantenuto collaborazioni con amici, più che colleghi, che avevano già firmato brani per te, come Kaballà, Tony Canto...

- "Si, Tony Canto è venuto con me a New York. Ma ci sono anche collaborazioni nuove, dovute anche al fatto che mi sono spostata a Milano, dove si trova la mia nuova casa di produzione (la Ponderosa, n.d.r.). Ad esempio, per la prima volta ho chiesto a Giulio Casale di scrivere un testo per me. Lui ha realizzato "Senza pelle", adattandolo molto alla mia persona. Quella è stata proprio una bella collaborazione e la manterrò anche in futuro".

- Si, Giulio è davvero bravo.
Ricordavo prima i tuoi numerosi progetti... uno in particolare vede la collaborazione con Debora Petrina, straordinaria pianista con la quale rivisitate tradizionali veneti. Per questo motivo, tra l'altro, quelli della Lega Nord (come avevano già fatto con Davide Van de Sfross) hanno cercato di arruolarti e tu, come Davide, hai subito rifiutato. Ma è vero che avuto richieste per portare questo progetto a Cuba?

- "Si! Lei ha già suonato lì e ci vorremmo tornare insieme, perchè credo sia un tipo di musica molto indicato per l'estero. Come anche il mio lavoro, d'altra parte. L' intenzione, insomma, è di guardare molto oltre confine".

- Questo è interessante, perchè molto spesso ci si lamenta che mancano i canali, ma credo che i nostri artisti si propongano poco all'estero, al contrario di quanto fanno gli altri...

- "E' vero, sai? Poi a me le tournee hanno sempre portato moltissima fortuna".

- Eh, so di spedizioni fortunatissime in Brasile e titoli di giornali in Ecuador...

- "Si, è stato emozionante. Ma questo anche quando giravo con gli Hotel Rif, coi quali faccio musica World, ho viaggiato tanto, Francia, Spagna, in Galizia... Qui è successa una cosa straordinaria. Siamo stati lì una prima volta in un Festival di musica etnica ed al termine della nostra esibizione abbiamo venduto moltissimi cd. L'anno successivo siamo tornati e ricordo che, camminando nelle strade del paesino, ascoltavo uscire dalle case la mia voce: i galiziani suonavano ancora i miei cd acquistati l'anno prima! Sono rimasta stupita, è stata una grandissima emozione. Credo che continuerò a lavorare molto fuori, anche perchè questo mi permette di vivere un'altra mia grandissima passione, che è quella di viaggiare".

- Viaggiare è bellissimo. Credo che nulla arricchisca di più culturalmente ed umanamente.

- "Ma infatti io cerco sempre di muovermi il più possibile, è un investimento grande per me. Sono stata a Lisbona un mese e mezzo solo perchè volevo riuscire ad abitare lì, a vivere la città. Volevo ascoltare molto Fado, ma anche molta musica capoverdiana. Dal punto di vista umano e culturale, questa esperienza mi ha dato moltissimo".

- Per chi non ci fosse stato, Lisbona è bellissima, perchè è una città grande, una capitale, ma a misura d'uomo. Si può passeggiare in questi scorci antichi e trovare un gruppo tradizionale, che suona in costume e vende i propri cd a prezzo ridottissimo. Si può andare, come diceva Patrizia, nei locali di Fado dove (al di là del concerto) si vive proprio la cultura di questo genere musicale che è anche uno stile di vita...

- "Pensa che io non volevo assolutamente cantare Fado a Lisbona, per il grande rispetto che ho per questa musica, perchè credo che si debba viverla fin da piccoli per possederla al punto di interpretarla. Finchè una sera (eravamo tra amici, in casa) mi hanno convinta ad accennare un Fado; si sono stupiti tutti di come lo interpretassi, mi hanno portata in uno di questi locali e mi hanno fatta esibire! E' stato molto bello. Credo che se fossi nata in Portogallo, sarei diventata una fadista. E' un genere che mi commuove. Potrei ascoltarlo per ore e so che non è una cosa comune, anzi, molti alla lunga lo trovano noioso".

- E' per questo che parlavo di "cultura" più che di genere musicale...

- "Si, ma infatti si vedono scene bellissime... il taxista, che ferma la macchina, entra nel locale, canta due pezzi e poi riprende il turno di lavoro... l'uomo di ottanta anni, col bastone, che si alza dalla platea, canta e viene applaudito da tutti gli altri spettatori. Non è il Fado fatto per i turisti".

- Tempo fa hai detto: "Ascolto poco la radio, non riesco a seguire qualcosa distrattamente, in sottofondo; devo prestare attenzione a quel che passa. Preferisco le radio che parlano, che mi tengono compagnia, soprattutto in macchina". Credo tu ti riferissi principalmente ai network commerciali, sbaglio?

- "No, non sbagli. Ma devo dirti che a casa non ho ne' radio, ne' televisione, ho solo un impianto per ascoltare i cd...è per questo che l'ascolto principalmente quando mi sposto in auto".

- Allora, non hai la radio, non hai la tv, so che anche Internet è un po' ostico per te...

- "(ride) No, ma adesso con internet va meglio! Anzi do i miei recapiti: www.patrizialaquidara.it e poi myspace.com/patrizialaquidara".

- A proposito di internet, una recente direttiva europea ha depenalizzato il download di mp3 ad uso personale, per il quale si arrivava addirittura al carcere, inasprendo parallelamente le pene per chi ne faccia commercio illegale. Personalmente, credo sia una misura giustissima, benchè tardiva. Cosa ne pensa Patrizia Laquidara, come artista e come appassionata di musica?

- "Sono d'accordo. La musica deve essere accessibile a tutti, perchè credo che la musica sia cultura ancor prima che divertimento. Per cui, se i prezzi continuano ad essere così alti è giusto che in qualche modo questa forma d'arte resti accessibile"

- E a proposito di mp3...

- "Oh, ti prego, non chiedermi nulla, sono assolutamente impreparata su questo tema (ride). Ti dico solo che quando ho saputo che il mio singolo sarebbe stato disponibile su I Tunes, ho detto 'ma cos'è?'".

- No, non ti preoccupare, non ti metterò in difficoltà. Volevo solo chiederti cos'hai nel tuo lettore mp3, se ne hai uno, o nel tuo walkman...

- "Guarda, se lo avessi qui ti farei un bell'elenco... Ci sono Bjork, Fiona Apple, Marisa (Monte n.d.r.), Amalia (Rodriguez, n.d.r.), Adriana Calcanhotto, Morricone... adesso il mio tastierista Alfonso Santinone mi ha dato una serie di canzoni nordiche, d'avanguardia diciamo. Beh, poi la musica newyorkese, Arto ovviamente! Ma adesso ho intenzione di ascoltare molto blues, perchè è un genere che mi manca e allora voglio scoprirlo".

- Beh, se hai la possibilità di seguirci in streaming, ti consiglio la trasmissione "Mojo station" del nostro Gianluca Diana, che si occupa proprio del Blues e delle sue culture... tre puntate e potrai dire di possedere questo genere! Vuoi aggiungere qualcosa Patrizia?

- "Mi sembra di aver parlato tantissimo (ride)". - Allora ringrazio te, ringrazio Ricotta e speriamo di riaverti presto nella nostra città.


(da Radio Città Aperta)



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