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Rassegna Stampa
 

Teniamocela stretta. Ne nascono poche.

di Giorgio Maimone, 1 maggio 2007

Teniamocela stretta. Ne nascono poche. E quando ci capita di imbatterci in una di loro la reazione è sempre tra lo stupito e l'incredulo. Patrizia Laquidara fa questo effetto-panda. La sopravvivenza da tutelare di una razza in estinzione: le cantanti-autrici in Italia. Se togliamo Gianna Nannini, Isa, Nada e poche altre, il settore langue. La Laquidara arriva, col secondo disco, a coprire questo vuoto.
E' passione a primo ascolto. Già ottima ai tempi di "Indirizzo portoghese" (2003) con "Funambola" compie il doppio salto mortale e guadagna applausi a scena aperta. Certo c'è Arto Lindsay alla produzione, ci sono fior di musicisti, c'è la produzione americana e niente lasciato al caso. Ma ci sono soprattutto le canzoni: e Patrizia non solo canta, ma quasi sempre ha avuto un ruolo nella composizione: il testo più spesso, ma anche le musiche. E' quindi un album a tutto tondo: funambolico, divertente, sensuale e intelligente. Il tentativo riuscito di muoversi su quei sottili disequilibri che separano l'essere dal divenire, l'oggi dal domani, il reale dal potenziale. C'è molto Brasile, c'è sempre un po' di Portogallo, c'è soprattutto una donna attorno ai 30 anni con tutti gli slittamenti progressivi del caso.
Sono tredici brani di impronta diversa, di clima diverso, ma accomunati da due caratteristiche: uno standard superiore alla media e un'attitudine che, passando per le matrici europee, coniunga spunti blues con il mondo latino-americano. Per intenderci, non è "Onda tropicale" della Mannoia, ossia non è un'immersione per quanto affettuosa in un mondo non nostro, ma l'utilizzo di particolari tecniche interpretative e compositive per rendere il nostro mondo. Il "qui e ora" fenomenologico. Siamo in Italia, in Europa nel 2007. Solo la splendida "Personaggio" è un brano di Arto Lindsay tradotto in italiano (testo adattato in maniera mirabile della stessa Laquidare e di Luca Gemma) e la conclusiva "Noite Luar" è cantata in portoghese, ma è stata scritta da Patrizia assieme a Paolo Buonvino e già nota, perché parte della colonna sonora di Manuale d'amore di Giovanni Veronesi e già inserita anche in un disco di Carlos Nunez.
Il resto sono canzoni, tutte di elevato livello con alcune punte che scappano verso l'ottimo, scritte anche da Giulio Casale ("Senza pelle", uno dei brani a 5 stelle), Pacifico, sempre più interessante quando scrive per altri che per se stesso ("Chiaro e gelido mattino", quattro stelle), Kaballà che scrive a quattro mani con la Laquidara il testo del primo singolo tratto dall'album, "Le cose" e Joe Barbieri ("Va dove il mondo va").
Ma il grosso del lavoro se lo sbrigano Patrizia e il suo alter-ego Tony Canto, già protagonista (e co-autore) di "Indirizzo Portoghese", chitarrista e cantautore anche in proprio, già collaboratore di Mario Venuti e dal 2002 in team con la Laquidara che, a dire di Tony "soddisfa la mia tendenza purista e un po' azzardosa. Faccio quello che farei in un mio personale disco e quindi mi sento molto rappresentato".
Insomma un disco di classe superiore per un'interprete e autrice ancora tutta da scoprire, ma già entrata nella piccola storia della canzone italiana, con un posto di rilievo.


(da il Sole 24 ore)



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