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Rassegna Stampa
 

Leggerissimo passaggio sui fili delle emozioni...

di Ilario Pisanu

Leggerissimo passaggio sui fili delle emozioni, in precario equilibrio tra pop sinuoso, nu jazz, melodie brasiliane e l’amore per la bossanova.
A tre anni di distanza dal lavoro “Indirizzo portoghese”, torna Patrizia Laquidara, una delle artiste più sensibili ed appassionate del panorama femminile italiano.
Il titolo dell'album - in cui molti testi parlano di cielo, equilibrio, disequilibrio, leggerezza - prende spunto da due libri che la cantante/cantautrice legge nel periodo di scrittura: il romanzo “La neve” del francese Maxence Fermine ed il libro “trattato di funambolimo” di Philippe Petit.
“A suo modo, questo titolo è un omaggio al senso di precarietà, all'arte del passaggio, dell'essere sempre su un filo, cercando un equilibrio”, confida Patrizia.
L’ambizioso progetto si avvede della collaborazione di scrittori come Pacifico, Giulio Casale, Kaballà, Joe Barbieri e Ray Tarantino e di musicisti quali Mauro Refosco (per l’anima brasiliana) e Smokey Hormel, Ben Perowsky e Tony Canto.
“Funambola” è un leggerissimo passaggio sui fili delle emozioni, in precario equilibrio tra pop sinuoso, nu jazz, melodie brasiliane e l’amore per la bossanova: e Patrizia Laquidara, funambola “senza pelle”, è lì che percorre questo difficilissimo percorso, muovendosi tra sonorità assolutamente non convenzionali e lontane da fasti e vizi da classifica.
“L’equilibrio è un miracolo” rappresenta l’essenza di questo disco: melodica, leggera e sensibilissima: “Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli/ E mi abbandono all’umana paura di essere liberi”, che riprende le arie di “Infinito” dei Delta V con Ornella Vanoni.
Il singolo antipasto è stato “Le cose”, melodico, ritmato e finissimo, scritto anche da Kaballà, che aveva già collaborato ad “Indirizzo portoghese”.
Il viaggio inizia da “Pioggia senza zucchero”, stridente e fagocitante: “…e mangio libri, petali biscotti, latte…”, continuando con “Se qualcuno” di Laramartelliana memoria.
“Senza pelle” si rispecchia nell’immagine di copertina, una nudità che abbatte i confini corporei, un divenire luce, un danzare: “Come se fossi nuda in un’aula d’esame. Senza pelle”.
La circolare “Addosso” ricorda Cristina Donà, nei suoi involucri melodici e mesmerici, si scontra con il ritmo brasiliano di “Ziza”. Stupenda.
Stellare è “Chiaro e gelido mattino”, che si arrampica gelida su muri appena accennati, su scalini di note lievi lievi, “Oppure no” (“Forse condirò milioni di insalate…/ Forse diverrò rivoluzionaria…/ Oppure no”) intrisa di ironia e nonsense, mentre in “Va dove il mondo va” riecheggiano antichi spiriti del mare, suoni e luci della sera.
“Personaggio” è tratta dall’album “Salt” di Arto Lindsay, riadattata in italiano dal genio di Luca Gemma e la stessa Laquidara.
“Funambola” è un ottimo lavoro che svela gli angoli più nudi della cantautrice Catanese. Un mettersi a nudo per destreggiarsi, come una funambula, in metriche non sempre convenzionali, spaziando e sperimentando tra pop sinuoso, nu jazz alla Amalia Grè e ritmi da bossanova che rimandano a paesaggi e musiche brasiliane.
Un lavoro intimo di cui la musica italiana deve andar fiera.


(da Gufetto)



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