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Rassegna Stampa
 

L’ARTE DEL FAR MUSICA

di Tiziana Laurenza. Patrizia Laquidara la funambola.

A volte mi capita che il concetto di perfezione che ho o l’immagine che rimando a quel concetto diventi imperfetto nel momento in cui un’altra immagine sostituisce la vecchia. Traggo la conclusione che esiste una perfezione momentanea perché si può creare e tendere sempre a qualcosa di più perfetto, obiettivo credo dell’uomo. Così appare ‘Funambola’, il nuovo lavoro di Patrizia Laquidara, ai miei sensi, una tensione a ciò che è bellezza pura. Dal primo CD ‘Indirizzo portoghese’ l’artista sembra essere cresciuta in una maturazione artistica che le permette come autrice di esprimersi in maniera più intimista. Una Patrizia sussurrata, che non ostenta la sua capacità vocale, una musica semplice, ma curata nel dettaglio di una chitarra con il tappeto vellutato della sua voce che appare ancora più calda e sensuale in un’interpretazione ‘viscerale’.
Filo conduttore del suo lavoro la ricerca di un equilibrio che raggiunto è un miracolo, come definisce in un brano. Difficile lanciarsi nella vita abbandonando le proprie paure, ma l’arte del funambolismo, dalla quale Patrizia si lascia ispirare, insegna una filosofia di vita, insegna l’arte del vivere. Tutto cambia prospettiva da lassù, con i piedi su di una corda, laddove le proprie fragilità diventano il nostro punto di forza, il solo ammetterle, perché “chi è fiero della propria paura osa” dice Philippe Petit, funambolo di fama mondiale. Atto di coraggio che la stessa Patrizia si augura in un piccolo scritto-dedica all’ultima pagina del cd---- E così che pezzi come ‘Senza pelle’, ‘L’equilibrio è un miracolo’ rintanano in un cantuccio astratto dove nulla di terreno può turbare, in un’aurea di tranquillità che è ristoro dalle difficoltà e paure quotidiane. Leggerezza profonda che è estatica beatitudine sfociando in un “oh è bellissimo, ed è bellissimo, bellissimo”. Non ci sono né spazio nè tempo che scandiscano questi ritmi lenti che sembrano definire quel luogo etereo, quella condizione di equilibrio in cui nulla tange.
Ma l’album non vive di sola tensione alla ricerca di un equilibrio e di una perfezione interiore, giusto il tempo di un paio di brani per chiudere gli occhi e rafforzarsi dalle ‘fatiche’ di un mondo in cui ‘la parola non ha più alcun potere’. Il lavoro di Patrizia è tanto terreno quanto etereo, anzi la sua ‘etereità’ nasce dalla necessità di potersi sempre rintanare in quel cantuccio su misura, dove niente e nessuno possa farti male.
Brani come ‘Oppure no’ e ‘Personaggio’, carichi di un pizzico di ironia di chi sa prendere la vita con filosofia anche nel momento di scelte importanti come ‘cosa fare da grandi’, sembrano incastrarsi perfettamente con un viaggio in cui ogni canzone ne rappresenta una tappa.
Per poter arrivare ‘là dove le dita sono pensieri e le parole danzano sul mare’ dove ‘la semplicità è una filosofia’.


“.. il filo non è ciò che si immagina.
Non è l 'universo della leggerezza,
dello spazio, del sorriso.
E' un mestiere.
sobrio, rude, scoraggiante.

E chi non vuole intraprendere
una lotta accanita di sforzi inutili, pericoli profondi,
trappole, chi non e' pronto a dare tutto
per sentirsi vivere, non ha bisogno di
diventare un funambolo.
soprattutto non lo potrebbe.”

Philippe Petit


(da PiazzaVittoria.net)



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