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Rassegna Stampa
 

"Vi canto la mia vita: una camminata, in equilibrio sul filo. Senza rete"

di Davide Ielmini

Le piacciono Elisa e Vinicio Capossela, legge i libri di Milena Agus, non possiede un televisore e adora il fado. Inoltre, da settembre sino ad oggi ha vissuto come una “Funambola”. Questo il titolo dell’ultimo cd che Patrizia Laquidara ha confezionato a New York al fianco di Arto Lindsay: <Camminando sul filo e senza rete>.

Come hai incontrato Arto?

<Grazie al mio produttore. Due anni fa andai in Brasile; appuntamento in un centro commerciale di Rio: io a parlare dei miei progetti; lui ad ascoltare le mie canzoni su Mp3. Dopo due mesi ci siamo incontrati a Milano e la macchina si è messa in moto>.

Quanto ha influito il lavoro di Arto su di te?

<Vivo di idee ma non sempre so come organizzarmi, così ho lasciato che fosse lui a decidere. Gli interventi sono stati minimi, anche se in “Nuove confusioni” e “Pioggia senza zucchero” Arto ha superato se stesso regalando alla prima una prospettiva ed una profondità insolite, ed alla seconda una sensualità che scivola sulle parole. Per il resto ho cercato di calibrare me stessa, ricordandomi che lavorare con un genio non è facile>.

Ciò che distingue “Funambola” dal precedente “Indirizzo portoghese” sembra essere soprattutto la voce.

<In realtà qui appare più fragile e debole. Però “Funambola” è un disco speciale: durante la registrazione la voce rispondeva meno rispetto al passato e sembrava che parte della sua naturalezza fosse svanita. E’ anche per questo, forse, che il lavoro è indefinibile>.

Cioè?

<Alcuni dicono pop, altri lo considerano particolare, grezzo o rilassato. Personalmente ritengo sia molto funambolico, come sospeso ed etereo. Se “Indirizzo portoghese” era più morbido e vellutato, qui si ha la sensazione di viaggiare cercando di mantenere sempre l'equilibrio>.

I testi, come sempre, raccontano il tuo universo interiore.

<Tendo a raccontare ciò che conosco evitando i fatti di cronaca e i versi impegnati: la retorica mi spaventa. In realtà, più che raccontare storie esprimo sensazioni. Amo questo disco e le canzoni che lo compongono, soprattutto “Nuove confusioni”, la storia di Padre Lopez che lotta al fianco dei campesinos>.

E’ un modo diverso di vivere la canzone d’autore?

<Lo è, però a volte vorrei essere come Carmen Consoli, che canta di figure reali o inventate, ma non fa autobiografia. Insomma, ho voglia di cambiare e di sfidare la mia voce>.

Dici che le tue canzoni sono come fiori: perché?

<Perché proprio come i fiori sbocciano e vivono, soprattutto durante i concerti>.


(da La provincia di Varese)



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