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Rassegna Stampa
 

da JAM n. 139 luglio/agosto 2007

(intervista di Ivo Franchi)

Punto e a capo per Patrizia Laquidara. Che, dopo “Indirizzo Portoghese”, ( datato  2003, il suo vero esordio seguito di un album di cover), fa rotta verso New York. Produce Arto Lindsay (e si sente), con la complicita’ di Patrick Dillet  e di un manipolo di musicisti della grande mela. Tredici brani a cavallo tra pop-folk e bossanova, tra world music (la presenza di Mauro Refosco) e jazz d’avanguardia  (il drummer Ben Perowsky). Cosicche’ il nuovo “Funambola”  e’ un piccolo, grande evento  nello skyline  della nostra musica d’autore – e non solo; la ragazza ha un respiro internazionale , ma forse ancora non lo sa.  Il tutto verra’ presentato in concerto il 14 luglio a Milano, nell’ambito del festival di Villa Arconati.

 

- Che cosa e’ cambiato in questi quattro anni?

Prima di tutto mi sono …spogliata (ride ndr). E poi mi sono sfidanzata , ho trovato casa e ho fatto molte moltissime esibizioni. Nel gennaio dell’anno scorso ho tenuto l’ultimo concerto  di "Indirizzo Portoghese", chiudendo cosi un capitolo della mia vita. Nel frattempo mi sono dedicata ad altro.

 

- Cioe’?

Musica etnica e teatro.

 

- sei tu la Funambola del titolo? O lo  e’ la tua voce acrobatica?

Comincio dalla seconda domanda. A dire il vero non ho mai pensato alla mia voce in questo senso , ma potrebbe anche essere. Per quanto riguarda la prima questione, vorrei che un  po’ tutti si riconoscessero nella figura della funambola. Ho letto e studiato un trattato francese sull’argomento e sono diventata amica di un funambolo. La ricerca dell’equilibrio fisico , dl corpo, rimanda anche all’equilibrio mentale. E in generale ho la sensazione di camminare su qualcosa di volatile, di rischioso.

 

- Come e’ andata la collaborazione con Arto Lindsay?

Ci siamo incontrati tramite Titti Santini (dell’etichetta Ponderosa nda), in un enorme centro commerciale di Rio de Janeiro. Gli ho fatto ascoltare la mia musica e a lui e’ piaciuta. Poi ci siamo rivisti a Milano , ne abbiamo riparlato e qualche settimana dopo mi ha scritto una e-mail per confermarmi che accettava di produrre il disco.

 

- Qualcuno sostiene che si tratti di un album piu’ pop del precedente. A me pare solo piu’m intimista. Qual’e’ la tua opinione?

Mah, forse e’ piu’ pop. MA anche Caetano una volta ha detto che lui faceva pop.Comunque di nicchia, di qualita’. Il minimalismo c’e’ ed e’ dovuto agli arrangiamenti di Arto. La mia voce si apre di rado , forse troppo poco: questo pero’ riflette il momento psicologico e personale di allora. Ed e’ giusto cosi.

 

- La bossanova e’ la tua magnifica ossessione , ma forse qui viaggia sottotraccia. Poi hai coinvolto alcuni jazzisti d’avanguardia…

In origine i provini dell’album erano molto bossa. Le cose sono cambiate con l’arrangiamento finale.Quanto al jazz ho un rapporto di rispetto ma di distanza.Mi ci sono avvicinata qualche anno fa , l’ho abbandonato e ora ci sto lentamente tornando.

 

- Chi metteresti nel tuo personale panteon di voci femminili?

Tra le jazz ladies Anita O’Day. Poi adoro Marisa Monte, soprattutto gli ultimi due album. Ma ascolto anche Diamanda Galas, sono per gli estremi. Inoltre direi Natasha Atlas  , Cesaria Evora e Amalia Rodrigues. Tra le giovani adoro Mariza, la fadista.

 

- La musica e’ uno specchio dell’anima?

Si, ma e’ soprattutto il posto giusto per me. Salgo sul palco e mi sento davvero libera.Libera persino di sbagliare. Cantare ‘ la cosa piu’ bella che posso fare nella vita.

 

- Il tuo sogno?

Arrivare a 70 anni ed essere ancora in scena come le vecchie cantanti cubane…

(da JAM)



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