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Rassegna Stampa
Indirizzo Portoghese
 

LA VOCE CHE TI LIBERA DAL MALE

20 maggio 2004
di Vanna Lovato
Parafrasando il titolo del famoso romanzo di Luigi Meneghello – illustre compaesano di Patrizia – non ci vengono parole migliori per descrivere il talento della giovane cantautrice vicentina. Conosciuta già da qualche tempo tra gli addetti ai lavori, ovunque vada Patrizia conquista tutti con la sua voce da brivido e con un songwriting davvero originale.

Il piccolo cinema/teatro di Malo è pieno di gente, e fin da subito si ha l’impressione di assistere ad un piccolo evento: in effetti, questo è il primo concerto che Patrizia Laquidara dedica a Indirizzo Portoghese (Virgin, 2003), il debutto discografico che l’ha imposta all’attenzione del pubblico e della critica più attenta.
Patrizia entra in scena accolta da applausi e tanto affetto, elegante e deliziosa nelle sue ciabattine a piedi nudi. Il primo brano è Kanzi, in cui l’autrice e il suo ensemble danno subito sfoggio di grande preparazione: bello il finale in crescendo, mentre Patrizia gioca ad imitare la smorfia di Mina de Le mille bolle blu. Poi è la volta della stralunata Essenzialmente, Agisce (il pezzo che è passato lungamente per radio, l’anno scorso, grazie alla trasmissione Hobo di Massimo Cotto), Sciroppo di mirtilli e Per causa d’amore, nel disco cantata in duetto con l’amico Mario Venuti.
La Laquidara è accompagnata sul palco da un buon gruppo di musicisti; primo fra tutti, Toni Canto, chitarrista e coautore per le musiche di molte canzoni di Patrizia. Fisarmonica, basso, batteria e violoncello completano un ensemble essenziale e ben affiatato, nonostante sia evidente che lo spettacolo è ancora in fase di ‘collaudo’.
Nel canto Patrizia in pratica è perfetta, ma non suona alcun strumento, e a volte dà l’impressione di essere un po’ troppo rigida. Ci saremmo aspettati qualche slancio in più, magari qualche passo di danza – specialmente nella parte centrale dello show, quasi interamente dedicata alla canzone brasiliana e ai suoi ritmi suadenti –, ma tant’è.
Dopo un sorprendente omaggio a Claudio Villa (Non pensare a me) e una Lividi e fiori in versione acustica (la canzone che Patrizia ha portato a Sanremo l’anno scorso), lo spettacolo procede con Mielato, Le rose, Indirizzo portoghese e Caotico che, con il suo micidiale gorgheggio ascendente iniziale, riconferma ancora una volta le straordinarie doti canore della dolce vicentina, doti che non rimangono mai fini a se stesse, ma vengono utilizzate sempre per esigenze espressive specifiche. I musicisti escono di scena, e lo spettacolo finisce dopo un’ora e dieci di splendida musica.
La sala è tutta ai suoi piedi, e ben presto Patty torna in scena, regalando una versione da brivido di Cu cu rru cu cù Paloma, interamente a cappella. Chiude i bis l’allegra Uira puro, e ce ne torniamo tutti a casa con la certezza che questa leggiadra e sorridente colombella farà sempre più parlare di sé.

(da Non solo cinema - Venezia)



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